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Testuggini da terra mediterranee

By 19 Ottobre 2019 No Comments

Quando parliamo di rettili d’affezione le testuggini da terra sono sicuramente quelli più diffusi. La longevità di questi animali e la loro rusticità le ha rese, da sempre, fedeli compagne di vita all’ aria aperta. Moltissime famiglie posseggono almeno una testuggine, ed in alcuni casi essa si tramanda di generazione in generazione. Quando parliamo di testuggine da terra mediterranea parliamo principalmente di 3 specie: (Testudo hermanni, Testudo graeca e Testudo marginata), la testuggine di Hermann è sicuramente quella più diffusa, nelle due varianti T.h.hermanni e T.h.boettgeri. Le testuggini mediterranee sono animali prevalentemente solitari, in natura si incontrano solo per l’accoppiamento. Questa particolarità rende i maschi particolarmente aggressivi nei confronti delle femmine. Per questo motivo tenere una coppia di tartarughe non è corretto, in quanto il maschio passerà tutto il tempo a tentare di accoppiarsi, esitando spesso in lesioni molto gravi per se stesso e per la femmina. L’alloggiamento ideale prevede di tenere le femmine in gruppo o da sole e se non si ambisce alla riproduzione di tenere i maschi separati. Qualora si volessero riprodurre è opportuno formare dei gruppi, con un maschio e almeno tre femmine che vanno tenuti assieme solo per il periodo strettamente necessario.

Le nostre testuggini sono prevalentemente erbivore, in natura si cibano esclusivamente di essenze vegetali integrando piccoli quantitativi di invertebrati come lumache e piccoli insetti. Tenendole libere nel nostro giardino esse pascoleranno trovando i nutrienti di cui necessitano, anche se, vista la composizione piuttosto scarna dei nostri giardini, è il caso di integrare l’alimentazione con grandi quantità di verdura, preferibilmente a foglia. Sarebbe opportuno fornire prevalentemente piante erbacee (tarassaco, piantaggine, senecio, trifoglio ecc.) che hanno una composizione di minerali molto più adatta alle loro esigenze. All’interno della dieta possiamo fornire piccoli quantitativi di frutta, ma devono essere visti sempre come occasionali integrazioni e non come la base dell’alimentazione. Una dieta eccessivamente ricca di frutta e quindi di zuccheri può portare a gravi scompensi nutrizionali, con deformità del carapace e patologie anche molto serie. Le tartarughe sono esseri frugali, e traggono il loro nutrimento da alimenti poveri. L’alimentazione può essere integrata con piccole quantità di minerali specificatamente formulati per le testuggini, al fine di soddisfare tutti i loro fabbisogni nutrizionali.

Al termine della bella stagione le nostre testuggini cominceranno a cercare un luogo adatto per andare in letargo, è opportuno allora preparare delle aree del giardino atte allo scopo. In primis è necessario cercare le aree più elevate del giardino in cui non vi sia mai ristagno di acqua. Una volta individuati questi luoghi potremo predisporre il terreno un po’ smosso ed un cumulo di paglia e foglie secche, che sicuramente invoglieranno la nostra testuggine a scegliere quella zona per il sonno invernale. Il letargo è una fase fisiologica della vita delle testudo, e non farlo può portare a lungo termine disturbi anche piuttosto seri alle nostre amate tartarughe. Pertanto ove non controindicato il letargo va sempre fatto fare fin dalla più tenera età.

Dal punto di vista sanitario sono moltissime le patologie che possono colpire le nostre testuggini (parassitosi, traumi, carenze nutrizionali, ritenzioni d’uovo, polmoniti ed infezioni in genere) pertanto anch’esse vanno sottoposte a periodici controlli dal veterinario. Solitamente consiglio due visite all’anno, una appena sveglie dal letargo ed una poco prima di entrarci. Per verificare che la tartaruga sia in salute e sia pronta per la bella o la cattiva stagione a seconda del periodo.

Per la normativa vigente in Italia, le testuggini delle tre specie indicate sono inserite nel regolamento CITES in allegato A. Pertanto ogni esemplare deve possedere un regolare documento che ne certifica la nascita in cattività e deve essere identificato tramite apposito microchip.

(Dott. Manuel Maschio, DVM)